Per raccontarti la storia di come Aikyam è venuta alla luce, devo fare qualche passo indietro… a circa 40 anni fa. Quando ancora ero molto piccolo, come accade a tanti bambini, ho incontrato quell’amico che mi avrebbe accompagnato sempre, lungo tutto il corso della mia vita, almeno fino ad ora. Da piccolo lo chiamavo “Dio”, ora lo chiamo “Spirito”, e con molti altri nomi a seconda delle stagioni.

A quell’epoca potrei dire che lo Spirito era il mio amico immaginario, quella presenza con cui conversavo spesso confidandogli gioie e dolori, chiedendo consiglio o pregando per la realizzazione di un desiderio. Ma via via che crescevo, l’amico diventava meno immaginario e sempre più reale. C’erano lunghi periodi in cui spariva completamente dal mio panorama, e altri in cui si faceva sentire con forza nel mio cuore.

Lungo tutta la mia vita, a vederla adesso, lo Spirito mi ha guidato con molta pazienza, lasciando che mi perdessi lungamente, permettendo che sperimentassi stagioni di buio molto intenso… così che potessi crescere, e piano piano capire da solo la direzione.

Ho commesso moltissimi errori, e ho girato in tondo forse molto più del necessario infliggendomi sofferenze di cui potevo fare a meno; ma a guardare le cose da qui tutto sembra perfetto… proprio così come doveva essere.

Sono sempre stato una persona timida, raramente sentendomi a mio agio nel mondo, ma piuttosto tendendo all’alienazione; cercando al contempo di proteggermi da quello che percepivo come un mondo ostile, e rifugiandomi in fantasie di altri universi che mi rendessero il viaggio meno pesante. Per anni ho sofferto della convinzione di non essere capace, di non saper trovare il mio “luogo di potere”; ma era solo perché lo cercavo nei posti sbagliati, seguendo la mente più che il cuore. Ci sono voluti quarant’anni, per cominciare a percepire il sentiero senza più dubbi; sebbene l’incertezza sia una compagna che torna talvolta a fare capolino.

Da ragazzo le mie conversazioni con lo Spirito hanno sperimentato sentieri diversi, fino a traboccare nei sogni e in quelle che vengono chiamate “esperienze fuori dal corpo”. Non è mai stata una relazione scontata; come tutte le grandi storia d’amore abbiamo vissuto profonde crisi, stimolate spesso in me dal senso di essere stato tradito da quella forza amorevole, quando la vita mi portava a sperimentare angoli di sofferenza ancora inesplorati. Ma così come ogni amore può fiorire solo scegliendo di nutrirlo nonostante la paura che ogni tanto ci pungola, il mio amore per lo Spirito è andato solo crescendo; fino a che mi sono sentito pronto a condividere con gli altri un po’ delle cose che avevo raccolto lungo la via.

Negli ultimi anni, queste nostre conversazioni si sono fatte più intense, e ogni giorno ho potuto sentire il tocco gentile dello Spirito che mi indicava qualcosa di prezioso per me. La gioia che provo nel creare spazi di unione e condivisione per gli altri, che siano virtuali o fisici, ha continuato a mostrarmi la direzione; la quale è allo stesso tempo il luogo in cui posso maggiormente guarire me stesso e allinearmi allo scopo della mia vita.

Così, durante una soglia importante nel gennaio del 2020, Aikyam è venuta alla luce; non come un’idea, ma come un’intensa conversazione con lo Spirito, una domenica pomeriggio, seduto su una pietra nei boschi vicino a casa mia. È difficile raccontare a parole cosa si prova, quando nel giro di pochi minuti la tua mente accoglie una chiacchierata di ore, dove intense visioni si alternano a parole e pensieri penetranti. Chiunque abbia vissuto stati molto espansi di coscienza sa di cosa parlo, è qualcosa che non si può descrivere senza impoverire l’esperienza stessa.

Diciamo solo che ho potuto apprezzare la visione di una grande comunità di persone che imparano sempre più a risuonare come un’unica coscienza; lo fanno però senza uniformarsi troppo, ma anzi unendo le loro diversità in un meraviglioso carnevale di fratelli e sorelle con uno scopo comune: evolvere nella gioia e irradiare tale frequenza nel mondo.

E mentre quello Spirito che poi ho chiamato “Aikyam” mi mostrava tutto ciò, ho potuto apprezzare la semplicità del sentiero che conduce a un nuovo tipo di società, come già ne stanno nascendo in diversi luoghi su questo pianeta. Un sentiero semplice, visto da chi come lo Spirito può allargare il proprio sguardo attraverso i secoli… un po’ più complicato per chi da un piccolo corpo di carne di giorno in giorno deve scegliere come muoversi!

Eppure, non è proprio questo il gioco? Non è questa la grande unione d’amore dello Spirito con la materia? Riuscire a mantenere un filo sottile verso quello sguardo che copre secoli di storia, che vede nei cuori degli esseri e li guida con dolcezza; e allo stesso tempo agire qui, ora, in piccoli gesti ispirati che uno dopo l’altro rendono vivo quello sguardo.

Non so se vedrò mai il compimento in terra di quello che ho percepito, ma non ha importanza. Dopo tanti anni di progetti fatti e disfatti, ho finalmente capito che la via dello Spirito la si percorre solo istante dopo istante, e le visioni del futuro devono essere soltanto stimoli per il cuore a gioire più forte in quel tempo presente, nulla di più.

Il simbolo e il nome di Aikyam sono venuti naturalmente a coronare questa visione, che è soprattutto quella di un’alleanza di coscienze le quali scelgono di nutrire consapevolmente una certa risonanza, rendendola sempre più tangibile. Ma anche se posso considerarmi il “primo messaggero” di questa esperienza, non c’è nessun guru, né maestro, né leader in questa visione. Meno che mai io, che del leader non ho certo la stoffa. Vi sono invece tante coscienze, alcune un po’ più sagge di altre, ma ognuna con un potenziale prezioso da donare; e la grande sfida sarà per ciascuna coscienza quella di riuscire a trovare il proprio posto naturale… senza cedere alle lusinghe del suo ego.

Per me… Aikyam è viva, come lo Spirito che mi ha accompagnato fino ad ora, ma non ne sono né il canale né il referente. Essa è uno spazio di risonanza che appartiene a tutti coloro che desiderino abitarlo; e ognuno ha la responsabilità di nutrire una relazione personale con lei, scegliendo allo stesso tempo di definirla come preferisce.

Più di tutti mi preme dire che le cellule di Aikyam non si incontrano in virtù di un ideale, di un progetto, e neanche di una visione comune. Esse si incontrano prima di tutto in virtù di un richiamo che va oltre la mente; o sospinte dall’amore che lega una cellula all’altra, proprio come i membri di una famiglia d’anima. Solo da un incontro di questo tipo si può dare forma a un ideale facendo sì che abbia solide radici; se è solo un pensiero comune a metterci insieme, la storia ci insegna che staremo costruendo sulla sabbia.

Non ripeterò qui i vari principi e regole strutturali che ho cominciato a condividere per Aikyam, ma mi sento di dire che, sebbene la libertà individuale sia uno dei suoi valori fondamentali, non sarebbe saggio lasciare ogni cosa all’anarchia. Non siamo ancora così maturi da auto-organizzarci, ed ecco quindi la necessità di condividere una struttura di base, con regole e principi, seppur ridotta al minimo necessario.

Ma deve essere anche chiaro che questo organismo può evolvere solo attraverso l’apporto creativo delle sue cellule… come, sarà ciò che scopriremo lungo il cammino.

Niccolò Angeli, 7 febbraio 2020